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Cronache Vespa
Domenico Colantuono, il primo campione italiano di regolarità
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“Bruno, snello, con due spavaldi baffetti alla Rodolfo Valentino: questo il ritratto di Domenico Colantuono, il ventiduenne portacolori del Vespa Club Napoli, che da qusta sera può fregiarsi del titolo di campione italiano vespistico di regolarità. Proprietario di una piccola officina di servizio Vespa, il neo tricolore non è un novellino di queste competizioni: ha infatti al proprio attivo tutte le edizioni del Giro vespistico dei Tre Mari, nelle quali – pur senza cogliere strepitose affermazioni – si è sempre comportato onorevolmente”.

Viene raccontato in questa maniera, senza particolare enfasi, il giovanissimo napoletano che apre l’albo d’oro dei Campioni italiani di Regolarità Vespa. Porta un cognome tipicamente campano, che però non viene compreso perfettamente da molti di coloro che con lui hanno a che fare: in molti articoli esso viene modificato in “Colantuomo”, il che ha ingenerato per molti anni un po’ di confusione.

Il neo campione nazionale ottiene il massimo alloro nella disciplina vincendo la prova finale del campionato, che si disputa su un percorso che va da Genova a Torino, attraverso Imperia (primo controllo orario), Cuneo (secondo controllo orario), Saluzzo, Pinerolo, per concludersi sui viali del Parco del Valentino. Quella competizione aveva visto una lunga serie di eliminatorie regionali o interregionali, ognuna delle quali doveva qualificare un certo numero di concorrenti alla prova finale: Sassari-Cagliari, Caserta-Bari, Pavia-Mantova, Trento-Trieste, Casale-Asti, Terni-L’Aquila, Salsomaggiore-Rimini e Livorno-Ancona.

Sul traguardo di Torino arrivano senza penalità in nove, e a quel punto vengono prese in considerazione le discriminanti basate sul tempo di percorrenza dell’ultimo chilometro prima dei controlli orario di Imperia, Cuneo e Torino. La pattuglia dei “senza macchia” è composta da Domenico Colantuono (Napoli), Domenico Corradini (Reggio Emilia), Ugo Jori (Bologna), Paolo Bosi (Bologna), Enrico Vacca (Genova), Umberto D’Ambrosi (Vicenza), Annibale Coletti (Perugia), Salvatore Marullo (Pescara) e Angelo Pesce (Roma).

Il servizio cronometraggio del Vespa Club d’Italia, alla cui testa c’è l’eterno Guido Roghi, determina in poco tempo la graduatoria finale, che vede Colantuono prevalere con i seguenti tempi: 1.20.1 a Imperia, 1.20.0 a Cuneo, 1.20.4 a Torino, a seguire tutti i piloti citati in precedenza nell’ordine. Molti nomi illustri tra coloro che non riescono ad emergere: il napoletano Vittorio Granata (15.), i genovesi Pietro Fumarelli e Guido De Rossi (17. e 18.), il milanese Orlando Garini (20.), il concittadino Mario Carini (26.), i romani Giovanni Caproni (che aveva aperto le partenze alle 8 del mattino, 29.) ed Ermanno Spadoni (30.).

Renato Tassinari, unica e instancabile mente della manifestazione, si rallegra dello straordinario successo della giornata, che ha visto la partecipazione complessiva di 532 vespisti per una percorrenza totale di 3.800 km tra le varie prove in calendario. Il tutto, sottolinea Tassinari con veemente orgoglio “senza nessun incidente né subito né provocato”. E in un’epoca in cui il vespista era considerato spesso “soggetto pericoloso” e destinatario di pesanti campagne di stampa a suo sfavore, lo svolgimento di tutte queste gare agonistiche su strade aperte al traffico senza un incidente e nemmeno una multa, fu il risultato più importante per l’affermazione del Vespismo.

La foto che vedete qui sotto racchiude in un clic una storia lunga 57 anni: ecco l’abbraccio e il franco sorriso scambiato tra Domenico Colantuono, primo campione italiano nel 1958, e Leonardo Pilati, sino ad oggi l’ultimo dei suoi eredi. L’immagine è stata scattata in occasione del Congresso nazionale del Vespa Club d’Italia, tenutosi a Napoli il 20 marzo. Un momento che, nel suo piccolo, è degno di passare alla storia del Vespismo italiano. In foto si riconoscono anche, accanto a Pilati, Giorgio Goffi, campione italiano nel 1968 e 1974; dall’altra parte, Salvatore Vitiello, napoletano protagonista del vespismo di regolarità negli anni Sessanta.

 

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