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Cronache Vespa
L’Eurovespa 1966 di Firenze, questo sconosciuto
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L’Eurovespa del 1966, che si tenne a Firenze il 2 e 3 luglio, è una delle edizioni che hanno ottenuto il minore risalto, sia all’epoca che negli anni seguenti. Lo scenario incomparabile del capoluogo toscano, che faceva da sfondo alle cinquecento Vespa provenienti da tutta Europa, garantiva sicuramente un eccezionale appeal alla manifestazione. La quale, tuttavia, in anni in cui il fenomeno della motorizzazione a due ruote stava conoscendo momenti di contrazione, rappresentò uno degli ultimi momenti di aggregazione del Vespismo internazionale.

L’edizione precedente si era tenuta nel 1963 a Cortina d’Ampezzo, e dopo essere riapparsa dopo due anni di pausa, sarebbe emigrata a Mainz (Magonza) in Germania ovest l’anno seguente per poi cessare la sua prima fase di vita con il raduno tenutosi a Viareggio nel 1969 per il ventennale della fondazione del Vespa Club d’Italia. Di Eurovespa non si sarebbe più sentito parlare sino al 1981, quando a San Vincenzo – in provincia di Livorno – un manipolo di coraggiosi guidati dal Moto Club Roma avrebbe riaperto le porte a un futuro che dopo trentacinque anni è ancora oggi più fulgido che mai.

Dunque, cinquecento partecipanti all’Eurovespa fiorentino, trecento italiani e duecento stranieri da undici nazioni. Nella classifica riservata ai club italiani si piazzò al primo posto il Vespa Club Caltanissetta, che precedette altri due sodalizi siciliani. Tra gli stranieri, vittoria per il Vespa Club Svezia.

Fu calcolato che i partecipanti alla manifestazione percorsero in totale, tra andata e ritorno, la bellezza di 591.744 chilometri, una distanza equivalente a tredici volte il giro dell’Equatore, con una media di quasi 1.200 chilometri a testa. Il concentramento si era tenuto sull’Adriatico, nel pesarese, poi tutto il corteo si trasferì a Firenze, dove si svolse la tradizionale parata con il presidente del Vespa Club d’Europe, Renato Tassinari, a bordo di una Vespa 50.

Un quotidiano scrisse il giorno dopo: “Il contrasto fra i monumenti della vecchia e classica Firenze e la linea stilizzata delle piccole vetturette appariva appena sfumato. E’ questo il miracolo che i disegnatori dell’eleganza e dell’aerodinamica hanno saputo realizzare fondendo nella linea armoniosa della Vespa due elementi che spesso sono così in netto contrasto tra di loro. Quelle cinque centurie di Vespe, nella universalmente nota Piazza della Signoria, sembravano ad un certo punto non più mezzi meccanici, insieme con i loro piloti del ventesimo secolo, ma cavalieri e cavalli di un’epoca ormai passata eppur ancora viva nel ricordo delle gesta dei suoi protagonisti”.

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